ParafarmaciaNews.com

Notizie, informazioni, discussioni sul mondo delle Parafarmacie in Italia

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Notizie Ultime Le aziende farmaceutiche: no a OTC/SOP senza farmacista

Le aziende farmaceutiche: no a OTC/SOP senza farmacista

E-mail Stampa PDF
Votazione Utente: / 2
ScarsoOttimo 

L'ANIFA , organizzazione delle aziende dei produttori di medicinali da banco, ribadisce il no alla eliminazione del binomio farmaco-farmacista è liquidano inequivocabilmente ogni proposta tendente a rimuovere la presenza al banco del farmacista nelle parafarmacie e corner GDO. (leggi  in basso l'intervista al presidente ANIFA Daninotti)

Un chiaro segnale inviato a chi propone (come Gasparri-Tomassini PDL o Astore e al. IDV) l'eliminazione della presenza del farmacista nelle parafarmacie consentendo la vendita degli OTC/SOP anche in tabaccherie,bar, alimentari e distributori di benzina. L' ANIFA è un'associazione presente sul campo e operativa che sa perfettamente quali sono i meccanismi che regolano l'acquisto dei farmaci da banco e hanno individuato nella maldestra proposta di qualche senatore (PDL E IDV) un grosso pericolo cioè quello del definitivo affossamento dell'automedicazione responsabile nel nostro paese, mai effettivamente decollata come è successo nel resto dell'Europa. Causa di ciò è quello del limitato numero di specialità farmaceutiche senza obbligo di ricetta medica presenti in commercio in Italia.

Quello che è accaduto invece in questi anni di applicazione del decreto Bersani è un aumento lento ma costante di specialità prima a prescrizione e oggi disponibili senza obbligo di ricetta ma con la garanzia del farmacista consigliere voluta dalla riforma Bersani.

Al di la di quanto viene indicato erroneamente ( o in malafaede) non è il solo caso in Europa anche in Olanda i Drug Store (equivalenti alle nostre parafarmacie) e in Portogallo è richiesto l'obbligo del farmacista per la vendita dei SOP/OTC fuori dalle farmacie:  un meccanismo che in Olanda funziona bene dato che circa il 79% degli OTC/SOP sono venduti nei Drug Store/Parafarmacie.( dati ANIFA 2009)

Crediamo, come l'ANIFA, che la presenza del farmacista nella dispensazione dei medinali OTC/SOP sia fondamentale per una corretta automedicazione e che si antistorico e retrivo qualsiasi provvedimento che abbia come obiettivo eliminare questa situazione, quello che è in ballo è chiaro: l'avvenire e lo sviluppo dell'automedicazione responsabile in Italia e le aziende l'hanno compreso.

ParafarmaciaNews.com 


FARMACI: ANIFA, SVILUPPO AUTOMEDICAZIONE PER FAR RISPARMIARE LO STATO

Agenzia ASCA Roma, 3 set - Un mercato sostanzialmente stagnante che andrebbe pero' sviluppato attraverso nuove molecole e nuove terapie per portare anche dei risparmi nelle casse dello Stato.

Sergio Daniotti, presidente dell'ANIFA, fa il punto sulla situazione del mercato dell'automedicazione in Italia in un'intervista all'ASCA.

D. Presidente Daniotti qual e' la situazione del mercato dell'industria farmaceutica dell'automedicazione in Italia?.

R. E' un mercato che negli anni si dimostra stabile e stagnante, ma gli ultimi dati relativi al 2009 destano un minimo di preoccupazione perche' c'e' stato un calo intorno al 3%, causato in parte dalla crisi economica che inficia sulla spesa da parte delle famiglie.

Bisogna comunque aspettare l'anno intero per fare delle valutazioni definitive. In ogni caso, si tratta di un mercato stabile che per svilupparsi ha bisogno di nuove terapie e nuove molecole; anche la liberalizzazione ha portato dei vantaggi per i prezzi ai consumatori, ma non ha sviluppato il mercato.

D. La nuova influenza. Incidera' e in che misura sul mercato dell'automedicazione?.

R. Se ci fossero piu' casi di episodi influenzali caratterizzati da febbre che si trattano in modo sintomatico sicuramente ci sarebbe un incremento, ma se ci saranno prevenzione e vaccini, come deve assolutamente essere, tutto questo non avverra'. Negli ultimi anni il mercato e' stato caratterizzato da un lato dall'assenza di grandi epidemie influenzali, comunque tenute a bada con le vaccinazioni.

Dall'altro lato, per altri settori come per esempio la stipsi e il farmaco lassativo, sono entrati nel mercato altri tipi di merci come gli alimenti, particolari integratori. In futuro alcuni sintomi rimarranno in un'area tipicamente farmacologica mentre altri avranno un ulteriore spostamento verso altri settori, per questo servono nuove molecole. D. La crisi incide sull'occupazione?.

R. Non incide sull'occupazione in modo significativo, il settore farmaceutico dell'automedicazione sta gia' soffrendo misure di risparmio fatte sui farmaci, ma se ci saranno ulteriori restrizioni, se caleranno ancora le risorse a disposizione allora si', ci potrebbero essere conseguenze anche sull'occupazione.

D. Come si posiziona la spesa degli italiani per l'automedicazione rispetto all'Europa?.

R. La spesa in termini di valore medio e' la piu' bassa.

In Italia la spesa media all'anno e' di 36 euro contro una media europea di 57. In Germania si spendono 69 euro, 86 in Francia e 67 in Inghilterra. Anche perche' i farmaci per l'automedicazione non sono molto cari, hanno un prezzo medio che si aggira intorno ai 6 euro e si tratta di prezzi che sono piu' o meno stabili dal 2004.

D. Quale quota di valore genera la farmaceutica di automedicazione in Italia?.

R. Se c'e' un uso appropriato dell'automedicazione c'e' anche una spesa farmaceutica pubblica minore perche' si ricorre meno ai farmaci rimborsati. Sicuramente in questo discorso incide la disponibilita' del reddito di ogni persona, ma da un punto di vista medico sarebbe piu' corretto usare un farmaco di automedicazione per curare le sintomatologie in modo da ricorrere alle risorse pubbliche per i farmaci piu' importanti.

D. Quali richieste al Governo per superare la crisi e sviluppare il mercato?.

R. La cosa piu' importante sarebbe un allineamento in termini tecnici alla situazione europea con un sistema efficiente in termini burocratici, certezza nei tempi, insomma evitare lungaggini inutili tenendo presente che il farmaco di automedicazione porta risparmio e che due terzi delle confezioni sono ancora prodotte in Italia mentre molti farmaci nuovi vengono importati. E' una politica iniziata 20 anni fa: nella farmaceutica l'Italia ha sempre disinvestito.

Cosi', ci sono poche aziende italiane e le aziende a capitale straniero non hanno motivi per investire e far ricerca in Italia quindi bisogna trovare all'interno del tavolo esistente con il Governo il modo per attrarre investimenti.

Il farmaco, la farmaceutica e' un volano di sviluppo, ma bisogna trovare i meccanismi idonei.

D. L'ipotesi formulata dal Governo sulla chiusura delle parafarmacie vi penalizzera' e penalizzera' gli italiani?.

R. La chiusura direttamente come industria non ci penalizza, se ho bisogno di un farmaco lo cerco nel punto in cui il sistema lo mette a disposizione. Dunque, per le aziende cambia poco, ma non si puo' dire la stessa cosa sui benefici del cittadino. Quello che diciamo al di la' delle parafarmacie e' che dove si vende il farmaco vogliamo il farmcista. Non ci piacera' mai la soluzione che per motivi economici vede l'eliminazione del farmacista nel punto vendita. L'atto dell'acquisto del farmaco se pur con la responsabilita' che ci si assume per l'automedicazione deve essere mediato con la presenza del farmacista.

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Settembre 2009 11:09  
You need to login or register to post comments.
Discuti questa news nel forum. (0 posts)
Nessun commento.

Sondaggi

Che probabilità ha il ddl Gasparri-Tomassini di essere approvato?
 

Pubblicità