Nell'articolo riportato in basso (da leggere per cronologia dal fondo fino al mio ultimo commento) troverete una mia risposta sul un dibattito tenuto su "GDO News"
Leggetelo spero posa essere utile.
L.M.
Leonardo Marchitto ha scritto:
Sono d'accordo con Franz, l'ho scritto su vari siti ed anche su questo, se la GDO accetterà lo scambio "no farmacista si confezioni starter" perderà tutti i farmaci e questo Federfarma lo sa bene infatti nel giro di pochissimo tempo, se il ddl Gasparri/Tomassini venisse approvato così com'è: La riforma Bersani che può essere per esempio ritoccata per esempio prevedendo organizzazioni lavorative per i farmacisti meno rigide di quelle attuali, è il giusto compromesso tra le liberalizzazioni, che hanno portato ad una diminuzione dei prezzi dei farmaci da banco ,aumento dell’occupazione per i giovani farmacisti, e la sicurezza rappresentata dalla presenza del farmacista.
Occorre quindi bloccare il ddl scellerato Gasparri-Tomassini che riduce drasticamente la lista degli OTC /SOP vendibili nelle parafarmacie –esercizi commerciali, ( riportando in farmacia il grosso degli otc) che elimina il farmacista ponendo le basi per il ritorno del monopolio e dei prezzi bloccati delle farmacie.
La Gasparri/Tomassini è una polpetta avvlenata avvelenata per la GDO. Perdendo il farmacista, i supermercati perdono il principale perno su cui qualificare i propri punti vendita.
Il ddl Gasparri –Tomassini propone un patto a danno a scapito dei consumatori che avranno a disposizione pochi farmaci da banco e solo in confezioni starter cioè con poche unità posologiche. Il rischio è un aumento reale dei costi dei medicinali. Quello che succederà nei fatti sarà: 1) meno possibilità di scelta per il paziente, cioè meno principi terapeutici disponibili nelle parafarmacie ( a rischio chiusura), e nei supermercati 2) aumenti di costi per unità posologica, maggior costo relativo al packaging previsto per le confezioni OTC starter. A tale fatto si aggiungerebbe la risposta organizzativa/produttiva delle aziende (diversi packaging, linee produttive nuove ecc…) cioè tutti costi che si scaricheranno poi sui cittadini. 3)un periodo di carenza di prodotti dovuto alla riorganizzazione aziendale dato che produrre medicinali è un operazione relativamente complessa. Una GDO lungimirante lascerebbe perdere le sirene interessate al cassetto immediato e punterebbe all’aumento dei fatturati con il delisting di un certo numero di specialità attualmente a ricetta secondo quanto avviene già nel resto dell’Europa e che molti titolari di farmacia concedono già adesso senza ricetta instillando in molti cittadini la convinzione che molti medicinali siano da banco o comunque ottenibili comunque se si pagano.Esempi pratici di Delisting di faramci già da banco in Europa? Eccoli.Omeprazolo, Pantoprazolo, Lanzoprazolo ( antiulcera e antiacidi) Da banco in UK,Olanda,Germania, Svezia. IL PAntoprazolo è statao delistato a livello europeo e quindi sarà a breve presente cona OTC anche in ItaliaCloranfenicolo e antibiotici via oculare (Clobiocin): da banco in UKPillola del giorno dopo ( non faccio considerazioni di tipo etico): da banco in Francia, UKAntiemicranici: (Imigran) da banco in UK e in Germania)Antiobesità: orlistat, recentemente oggetto di delisting a livello europeo e quindi per le norme europee vendibile in tutti i paesi UE. Per l'ITalia ci sono grossi margini di miglioramento per il campo OTC/SOP....la GDO vuole buttare a mare le liberalizzazioni per un calcolo da bottegaio? Secondo me è meglio che investa sul farmacista....chi vuole la listina( finta dato che i farmaci saranno individuati dall AIFA e dai presidi di farmacia quindi secondo me sarà presente solo le supposte di glicerina o poco più) non conosce il mecato farmaceutico e finirà male...come ovviamente le parafarmacie indipendenti purtroppo che sono i veri pericoli percepiti dal Federfarma.( sindacato delle farmacie)E la FOFI ( ordini di tutti i faramcisti, anche quelli delle parafarmacie)che fa?Per adesso ci sono singoli ordini che non sono d'accordo con il ddl Gasparri/Tomassini.....come pure qualche consulta regionali degli ordini (Marche ad esempio)...ciò è naturale, infatti rispetto alle spericolate politiche nazionali in provincia si sa perfettamente che passato ikl concetto di listina, senza faramcista qualcuno potrebbe poi trasformarla in listona....e allora anche le faramcie avrebbero firmato la loro condanna ( non ora per carita , ma nel giro di 10 anni si....) E’ evidente quindi che bisogna essere realisti l’orientamento prevalente è per un sistema di distribuzione del farmaco e dei prodotti salutari che dia ai due canali orientamenti diversi: 1) la farmacia più orientata come centro di distribuzione di medicinali (tutte le tipologie) SSN, OTC/SOP ,delisting, parafarmaco, erboristeria ecc…ma sopratutto erogatrice di servizi vari per i pazienti come prenotazioni , analisi ecc….. 2) la parafarmacia più orientata ai farmaci OTC, SOP, MSF ( “medicinali solo farmacista” provenienti dal delisting), omeopatia, erboristeria, fitoterapia e prodotti sanitari (tutti presenti anche in farmacia) Si potrebbe proporre un delisting legato al “consiglio terapeutico” del farmacista individuando, al contrario del ddl Gasparri-Tomassini, non una lista “senza farmacista” ma una lista “con il farmacista” una categoria di medicinali di derivazione prescrittiva che chiede “più professionalità”, il contrario di quanto propone il ddl Gasparri/Tomassini.E' una modalità di lavoro già adottata in Regno Unito, Nuova Zelanda e Australia ove questo tipo di medicinali esistono e sono denominati farmaci “P-Only”, “solo farmacia” in UK o “solo farmacista” in NZ e AU, denominazioni equivalente in quanto in quei paesi ogni laureato e abilitato può aprire una farmacia. Accettando i MSF si attuerebbe una deregulation moderata dalla professionalità, che porterebbe avanti un principio importante per il farmacista, essere partecipe, per un certo numero di molecole, del processo di assunzione del medicinale: un bene particolare che nessuna legge potrà mai trasformare in bene di consumo. Un sistema moderno che è lontano da quello del ddl Gasparri-Tomassini/ Federfarma cioè proporre anche in Italia il peggio dell’esperienza anglosassone cioè la GSL (general sales list) ovvero i farmaci vendibili ovunque e senza farmacista, cosa che in Italia i cittadini non vogliono ma è artificialmente sponsorizzata dagli interessi consolidati. E’ questa la via iperliberista che si vuole perseguire in Italia? No, al “copia e incolla” e sì alla rielaborazione originale italiana di modelli di dispensazione del farmaco più moderni. Dott. Leonardo Marchitto presidente FEF Marche MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti)
Franz ha scritto
16 Marzo 2009 alle 20:26
Caro Dott. Meneghini ,leggendo la sua risposta mi scuso sinceramente per la mala fede supposta, sono certo che il suo è un credo davvero liberalizzatore, mi scuso e spero lei voglia accettare .
POI….questa mia è in parte una risposta alla nostra precedente considerazione e in parte una riflessione per chi , come lei,per sua stessa ammissione , non conosce il settore.
Il cambio di mentalità è assolutamente necessario ,ciò è fuori questione, tuttavia dovrebbe avvenire a tutti i livelli (politici e dirigenziali).
Il portare metodologie anglosassoni in un mercato particolare come quello italiano non è una buona idea, a meno che non si cambi tutto il contesto, perchè altrimenti è un ragionamneto fazioso.
Esempio:togliere l’obbligo del farmacista e mettere tutto a libero servizio; giusto oserei dire.
Si ma cosa vendiamo?
Buona parte dei medicinali da banco sono sop, vendibili esclusivamnete e fisicamente da un farmacista, quindi a meno di una modifica legislativa ad hoc la buona idea è già monca.
Ma qui intervengono i vari organi e organelli privati e dello stato(aifa ordini commissione igiene e sanità parlamento anifa ) che non prendono in minima considerazione l’idea, se non nel senso di ridurre la lista out-prescription liberamente vendibili, tutto a discapito della gdo in questo caso.
Parliamo poi dei costi.
IL suo invocato e sacrosanto cambio di mentalità passa anche di qui.
Posto che del costo del personale farmacista ne ho davvero le scatole piene(è una balla clamorosa, buste paga alla mano un caporeparto prende uguale, o di più ,con meno responsabilità e molta meno conoscenza del settore),i costi ci sono in ogni settore, anche nelle pulizie giornaliere dei magazzini. Gli interinali in questo settore non ne trovate….c’è una concorrenza(brutta parola eh) che si chiama farmacia.
Inoltre:mettiamo negli scaffali i medicamenti, va bene.
Chi controlla l’integrità delle confezioni? Le scadenze? I lotti da ritirare? In questi ambiti si va pesantemente nel penale,molto più che per un alimento comune.
Mettiamo un ragazzo a fare solo questo? (costo)
Facciamo dei corsi ad hoc?(costo)
I programmi gestionali? visto che le notizie (deroghe ,ritiri immediati, nuovi prodotti,ecc) non sono di facile lettura?
E riguardo la superficie di vendita “sottratta” ad altre categorie non è la stessa o maggiore senza il corner?ecc.ecc.ecc.
A tal punto non conviene tenere qualcuno che sa quello che tratta , che fa tutte le cose sopra elencate e che conosce il settore?
Le garantisco, dottore, che la storia del costo è una balla di proporzioni bibliche!
Vede: il discorso è che la gdo ha in mano un bolide e continua a trattarlo come un triciclo per carenze gestionali proprie e miopia congenita.
Qualche furbone si è ingolosito all’idea di confezioni starter senza obbligo di farmacista.
Ma si immagina la Sanofi a produrre il Maalox plus da 10……..e se anche lo producesse a cosa servirebbe, anche regalato, con le farmacie con l’esclusiva di quello da 30?
Certo magari con un sell-out lungo……….ma dai!!
Inoltre mettevelo in testa: TUTTE le aziende hanno riperuto in ogni luogo e in ogni occasione uno slogan: no farmacista no prodotto.
E parliamo di brand mondiali in grado di influenzare politiche nazionali a cui le pressioni della confcommercio di un’authority svuotata e di associazioni dei consumatori afone fanno un baffo.
Certo, alla lunga la gdo potrebbe strappare offertone come il 8% lordo a 30 giorni (è già accaduto e solo alcuni inutili laureati ,conoscendo il settore, hanno bloccato i successivi ordini fino a condizioni migliori.)
E veda bene, lo stesso punto dolente tocca il settore parafarmacia a più alto margine : PARAFARMACO E COSMETICA.
Già…..non credo di svelare nulla dicendo che il farmaco è sempre stato visto come “spinterella” per altri prodotti del canale farmacia, prodotti redditizi e specialistici,che non finiranno mai in corsia.
Vede, il discorso cambio di mentalità è molto ampio……..
La gdo si trova per le mani un qualcosa che raramente ha avuto: personale specializzatissimo e ad altissima professionalità, il cambiamento passa anche e soprattutto dal considera i dipendenti non solo costi, ma anche “RISORSE UMANE”.
Sono convinto anche io che sbattere un dottore a fare scontrini sia inutile ai fini dell’azienda , ma vorrei sapere anche perchè le sorti di un settore merceologico (e qui potrei estendere il concetto a molti altri settori gdo)debbano essere decise da persone che non conoscono la materia.
Felici e beati di prendere mazzate, perchè è li che si va con queste premesse!
In questo ambito i concorrenti non sono piccoli negozi , sono le farmacie.
17850 IN TUTTA ITALIA (più delle chiese),
capillari (le trovate anche sui cocuzzoli più sperduti)
aggressive
innovative nella gestione commerciale e nell’organizzazzione del lavoro
dotate di produttori e fornitori da esse stesse gestite (un trust molto ben mascherato)
professionali e dotate di spirito di corpo
insomma un osso molto duro…..se ci si illude che liberalizzando(e poi nei modi proposti da qualcuno) si erodono ….beh cari miei fidatevi avete sbagliato indirizzo città paese e continente.
In ultimo vorrei fare una richiesta:
basta invocare i modelli esteri,basta con con questo darwinismo sociale importato dal mondo anglofono; lo vedete da voi , propriop in questi mesi , che è una cosa alla lunga(la miopia congenita di prima) suicida e controproducente (in dollaroni non solo eticamente).
Una volta tanto andiamo orgogliosi di avere inventato qualcosa di unico in Europa e che a detta della aifa, delle associazioni consumatori, della stessa gdo a microfoni spenti, di confindustria, della assofarm, della fofi (pensa un po…)ecc.ecc.ecc è un boom; ora un po in stallo perchè con certe dichiarazioni di noti esponenti politici….
Per finire ancora con i costi vorrei anche far notare che la sanità in Italia è pubblica , quindi la paghiamo tutti, anche la gdo in termini di tasse.
IN UK parzialmente e USA largamente privatizzata…..chi si avvelena paga di tasca sua!E molto, molto caro!
Qui paghiamo tutti. Anche lei Meneghini,anche Auchan e Conad, ESSElunga e ld.
Visto che si ha sempre in bocca ’sta supposta superiorità civile degli anglosassoni, andiamoci a vedere i dati della food and drug americana o della oms (non certo sindacati di farmacisti dipendenti) sulle patologie croniche (costi lunghissimo periodo) e acute(breve periodo) dell’abuso di medicianli senza prescrizione nei paesi con medicinali a liberissimo servizio?
Vi giuro che io farei pagare le tasse solo per i servizi richiesti dal contribuente….(non vuoi pagare tasse? benissimo. Mezzi pubblici a costo reale. sanità a costo reale,
SCUOLE A PAGAMENTO, posta pagata alla consegna ecc.(solo per te liberista doc tal dei tali), perchè non facciamo queste liberalizzazioni, è un po troppo oome cambio di mente?
Saluti e scusate se un po mi sono sfogato e un po dilungato.
Ringrazio il dott. Meneghini per la precedente cortese risposta.
dott. Meneghini ha scritto:
16 Marzo 2009 alle 10:10
Buongiorno Franz,
io capisco che Lei dal suo osservatorio ( suo posto di lavoro) abbia la visione di un business che funziona perchè, immagino, vede quotidianamente il numero degli scontrini, il valore degli stessi, l’affluenza, l’indice di gradimento percepito, etc.etc. Io non dico che lei è in mala fede, perchè la sua è una fedele trasposizione di fatti vissuti. Io non faccio il suo mestiere, non so quasi nulla di farmaci e raramente mi è capitato di comprare nei corner parafarmaceutici della GDO, se non altro che per dare giusto un occhiata al numero di scontrino emesso ad una determinata ora del giorno. Però seguo dall’inizio l’evoluzione dei servizi della GDO tra cui quello della parafarmacia, ho incontrato personaggi che hanno dato un contributo personale alla costruzione della legislazione, ho incontrato chi ha osteggiato sin dall’inizio questo progetto, sono stato all’estero per vedere con i miei occhi come si costruisce l’offerta in altri Paesi con altri sistemi legislativi, ma soprattutto mi affido ad un ente che offre dati di mercato ritenuti quantomeno “condivisibili” ,l’IRI, per capire l’entità dei risultati di vendita e li confronto con quelle che erano le previsioni del trade. Il Trade occupa degli spazi egregio sig. Franz che sarebbero altrimenti sfruttati, con altri prodotti che porterebbero altri margini ed altri costi se impegnati diversamente. Potrebbe essere un business sicuramente interessante ma ad oggi, vuoi per l’attuale legislazione, vuoi per l’abitudine radicata del consumatore italiano, i risultati che si pensavano ( 12% di erosione del mercato delle farmacie, apertura di X corner poi mai fatti)non sono ancora arrivati. La mia non è mala fede egregio, a me interessa che la GDO cresca ed arrivi ad esprimere in Italia ciò che esprime negli Stati Uniti, ad esempio,dove l’area commerciale viene considerata come un palcoscenico attrattivo, completo, ma per fare ciò dobbiamo cambiare mentalità.
FRANZ ha scritto:
15 Marzo 2009 alle 17:24
L’autore dell’articolo è evidentemente poco informato o peggio ancora in pessima fede.
Lavoro nella gdo come farmacista e ho i dati commerciali in mano giorno per giorno.
L’esperimento parafamacia è un successo CLAMOROSO!
I margini di guadagno sono eccellenti e ripagano in toto gli investimenti.
Il 5% (e fischia) rosicato alle farmacie è un livello insperato anche all’inizio della riforma Bersani,vista la capillrità,capacità e KNOW-HOW da parte delle farmacie convenzionali, soprattutto a livello dirigenziale e di personale. (Caro Meneghini non tocchiamo il tasto che la gdo ne esce male….).
Non mancano però dei grossi nodi da affrontare.
Le mancate Liberalizzazioni 1 : le parafarmacie
La lobby delle Farmacie era alla riscossa, la minaccia della perdita di un fatturato consistente era alle porte; dichiarazioni di guerra e possibili ripercussioni erano all’ordine del giorno. Proclami di rivoluzioni in atto arrivavano, da parte degli operatori della Gdo, davanti alla possibilità di gestire anche il business delle parafarmacie; insomma molto rumore circondò l’argomento sino all’entrata in vigore della legge. Si era detto tutto il possibile ed il conoscibile ,il settore si era analizzato in lungo ed in largo, le differenti modalità di applicazione nel resto d’Europa, i progetti degli operatori italiani erano da tempo pronti al via. Di tutto quel vociare, agli inizi del 2009 le conclusioni che si possono trarre sono le seguenti: i progetti della Gdo si sono arenati molto velocemente, lo sviluppo pianificato dei corner salute si è congelato, i fatturati suppostamente erodibili alle farmacie non ci sono stati nella pratica dei fatti, i progetti di Private Label sulla categoria tanto decantati hanno trovato applicazione in un solo prodotto della Coop (la famosa aspirina Coop) e nulla di più, i prezzi si sono abbassati nei corner degli Iper senza influenzare più di tanto il mercato. Cosa è successo? Ciò che era prevedibile, cioè che i costi di personale previsti per l’applicazione del progetto non sono sostenibili dai fatturati ottenibili dai corner. Infatti IRI ci dice che le vendite dei farmaci senza obbligo di ricetta nell’anno 2008 sono state effettuate al 95,5% dalle farmacie tradizionali, la Gdo occupa solo lo spazio dell’1,7% a volume ed il 2,2% a valore. Insomma un fiasco totale che sino ad oggi è imputabile probabilmente ai limiti che la vecchia legislazione aveva previsto per dare un colpo al cerchio (della Gdo) e l’altro alla grossa botte (delle farmacie), ossia dall’obbligo del presidio del farmacista. La nuova legislazione, invece che portare a compimento ciò che un mercato normale avrebbe previsto, ovvero la progressiva abolizione del presidio ed il conseguente passaggio dei farmaci dai corner ai banchi, come succede nella “sottosviluppata“ Inghilterra, si è preoccupata di tutelare ancora di più le rigide regole lobbistiche e fare un bel passo indietro. Nel dettaglio il ddl Gasparri/Tommassini n° 863 del 2008 prevede che “la distribuzione sul territorio delle specialità medicinali è riservata alle farmacie aperte al pubblico, come quelle dei presidi medico-chirurgici, prodotti sanitari, alimenti speciali e di ogni altro prodotto parafarmaceutico va riservata in via preferenziale alle farmacie” inoltre “il numero delle farmacie è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 4000 abitanti. Nei centri abitati con popolazione residente superiore a 100.000, il numero delle autorizzazioni può essere aumentato del 10%”. Stranamente il ddl presenta anche una parte che stabilisce la possibilità della creazione di una nuova categoria di farmaci vendibili “senza obbligo di presenza di un farmacista”. Insomma ancora una volta il caos. In mezzo a tutto questo baillame di decreti e false partenze, il dott. Santaniello, responsabile di Coop Salute, davanti alla domanda su che cosa farà alla luce del ddl appena emesso, dichiara “ [..] continuiamo a muoverci secondo il dettami del ddl Bersani. E poi continuiamo a lavorare allo sviluppo del prodotto a marchio: abbiamo in lancio una seconda referenza, dopo l’aspirina, entro fine anno.”
| Autore: Dott. Andrea Meneghini |





